Date: Fri, 31 May 1996

SENATO DELLA REPUBBLICA
XII LEGISLATURA
N. 1282

DISEGNO DI LEGGE

d'iniziativa dei senatori NATALI, BAIOLETTI, MISSERVILLE, XIUME', CORMEGNA, BECCARIA, RAGNO, BATTAGLIA, MULAS, BELLONI, SIGNORELLI, BEVILACQUA, D'IPPOLITO VITALE, SPECCHIA, CASILLO e RECCIA COMUNICATO ALLA PRESIDENZA L'11 CENNAIO 1995

H2>Proprieta' popolare della moneta

TIPOGRAFIA DEL SENATO (1700)
Atti parlamentari
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- Senato della Repubblica - 1282
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ONOREVOLI SENATORI.

-- Scopo della presente proposta e' colmare un vuoto legislativo non piu' tollerabile che, su questa base, verrebbe, oltre e piu' che non semplicemente definito e' chiarito, espresso e sancito nella sua autentica essenza, al seguito di studi, riflessioni ed esperienze di carattere giuridico-scientifico compiuti da un autentico maestro quale e' il professor Giacinto Auriti, che ne ha approfondito la realta' nel corso di tanti anni di insegnamento universitario. Nessuna legge stabilisce infatti di chi debba essere la proprieta' della moneta all'atto dell'emissione. Come e' noto i simboli monetari sono formalmente strutturati come false cambiali (ad esempio "lire mille pagabili a vista al portatore" f.to il Governatore della Banca d'Italia) o, come dicono le autorita' monetarie, come ."debito inesigibile", fattispecie talmente assurda da considerarsi addirittura impossibile.

La verita' e' che la moneta ha valore perche' e' la misura del valore. Poiche' ogni unita' di misura ha la qualita' corrispondente a cio' che deve misurare, come il metro ha la qualita' della lunghezza perche' misura la lunghezza, la moneta ha la qualita' del valore perche' misura il valore. Pertanto il simbolo monetario non e' solamente la manifestazione formale della convenzione monetaria, ma anche il contenitore del valore indotto ed incorporato nel simbolo che e', appunto, il potere d'acquisto. Con la scoperta del valore indotto come valore giuridico (cfr. AURITI, L'ordinamento internazionale del sistema monetario, Teramo, 1993, ed. Edigrafitel, p. 41 e ss.) si e' finalmente data la giustificazione scientifica del valore monetario. Come e' stato dimostrato, si verifica qui una fattispecie analoga a quella dell'induzione fisica. Come nella dinamo si trasforma energia meccanica in energia elettrica, cosi nella moneta si trasforma il valore della convenzione, cioe' di uno strumento giuridico, in un bene reale oggetto di diritto di proprieta'.

In breve il valore della moneta e' causato dalla previsione del comportamento altrui come condizione del proprio. Ognuno e' disposto infatti ad accettare moneta contro merce perche' prevede di dare moneta contro merce. E' caratteristica della mente umana anticipare al momento attuale i valori previsti. Cio' spiega perche' dalla previsione di "poter acquistare" nasca, nelle mani del primo prenditore del simbolo monetario, il valore nuovo ed attuale, che e' il "potere d'acquisto".

Il valore della moneta quindi e' causato, non dall'attivita' dell'organo di emissione, che, predisponendo ed erogando i simboli, determina solo il presupposto formale del valore monetario, ma dall'accettazione da parte della collettivita'. L'emissione dei simboli in conformita' del corso legale (cosiddetto corso forzoso) a un atto di "eteronomia", l'accettazione della moneta, che ne determina convenzionalmente il valore, e' atto di "autonomia". Dalla confusione tra la prima fase e la seconda e' derivata una grave ingiustizia nel regime giuridico dei valori monetari. Il momento meramente strumentale dell'emissione dei simboli ha invaso quello edonistico della proprieta' della moneta, sicche' la Banca centrale, emettendo moneta prestandola, espropria ed indebita la collettivita' del suo denaro senza contropartita. Il rapporto che


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si e' venuto ad instaurare tra Banca centrale e collettivita' e' diventato cosi' analogo a quello di chi presta nasse vuote ai pescatori indebitandoli non solo delle nasse, ma anche del pesce che sara' pescato.

L'ostacolo di fronte al quale tutti i monetaristi si sono trovati si basa sull'errore iniziale di non aver definito la moneta come fattispecie giuridica e lo stesso diritto come strumento, come espressione, cioe', di un valore proprio, diverso da quello del bene oggetto del diritto. Su questo equivoco iniziale si e' preteso di giustificare il valore monetario sulla base della riserva, confondendo e spacciando sotto la parvenza di valore creditizio il valore indotto; ossia configurando la moneta stessa, non come misura del valore (e quindi valore della misura, quale e'), ma come titolo di credito rappresentativo della riserva.

E' gran tempo ormai che si esca definitivamente dall'equivoco di spacciare sotto la parvenza di valore creditizio il valore monetario.

Per comprendere le differenze fondamentali tra moneta e credito basta muovere dalle seguenti considerazioni:

Poiche' il valore del titolo di credito e' causato dalla promessa del debitore, sottoscrivendo il titolo monetario sotto la parvenza di una falsa cambiale, il Governatore della Banca centrale induce la collettivita' nel falso convincimento che sia lui stesso a creare il valore monetario. In tal modo la Banca centrale, non solo espropria ed indebita la collettivita' nazionale del suo denaro, ma pone le premesse - come vedremo - per usurpare, tramite la sovranita' monetaria, la stessa sovranita' politica.

Nella relazione al disegno di legge sul conto intrattenuto dal Tesoro presso la Banca d'Italia varata dal Consiglio dei Ministri il 10 febbraio 1993 (atto Senato n. 1089 dell'XI legislatura), e' contenuta una preziosa dichiarazione, rara per la sua brevita' e per il suo contenuto di verita' scandalosa.

"La ratio di queste disposizioni" - recita la relazione - "e' evidente: garantire la piena indipendenza delle Banche centrali e della Banca centrale europea nella gestione

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della politica monetaria... In conseguenza non si consente agli esecutivi degli Stati firmatari del trattato di esercitare signoraggio in senso stretto: ovvero di appropriarsi di risorse attraverso l'emissione di quella forma di debito inesigibile che e' la moneta inconvertibile a corso legale".

Dunque:

Il valore di un debito e' infatti causato dalla sua esigibilita'. Ed altro e' dire che e' inesigibile perche' il debitore non ."puo" pagare, altro e' dire - come nel nostro caso - che e' inesigibile perche' il debitore (cioe' la Banca centrale) ha per legge la garanzia di non pagare.

Se fosse vera questa tesi, siccome il debito inesigibile e' uno strumento inutile, le Banche centrali non ruberebbero nulla. Ma se questa tesi fosse vera, per noi dovrebbe essere indifferente avere denaro in tasca o non averlo. Quando poi si conclude col definire il "debito inesigibile" come "moneta inconvertibile" di "corso legale", si esclude che possa essere "debito". La moneta infatti, come bene reale, puo' essere oggetto di debito (e di credito), non "debito" essa stessa.

Una volta dimostrato che la moneta ha valore indotto causato dalla convenzione sociale, approfittando della circostanza che l'emissione della cambiale e' prerogativa del debitore, le Banche centrali apparendo come debitori di false cambiali, si sono arrogate il potere di "esercitare signoraggio" per "appropriarsi di risorse" monetarie, ossia del valore indotto creato dalle collettivita' nazionali con il risultato di espropriare ed indebitare le collettivita' nazionali del loro denaro, senza contropartita. E' questa la "grande usura" intuita da Ezra Pound.

Per dare ordine a questo sistema monetario, assurdamente ingiusto ed antisociale, si impone la necessita' di colmare, mediante interpretazione autentica, la grave lacuna legislativa denunciata, definendo proprietaria della moneta la collettivita' dei cittadini. Va con l'occasione messo in rilievo che la legge proposta non tocca minimamente l'autonomia della Banca centrale, perche' e' fin troppo evidente che l'autonomia attiene alle competenze funzionali ed al patrimonio costituito dagli edifici e dalle strutture aziendali dell'istituto; ma la proprieta' della moneta e' del tutto estranea: per quanto sopra dimostrato essa e' dei cittadini e non della Banca.

Va infine evidenziato che questa legge e' perfettamente compatibile col sistema monetario internazionale, perche' considera solo aspetti di diritto privato (cioe' la proprieta' della moneta e la posizione di creditore e di debitore), come tali di stretto diritto interno e del tutto irrilevanti per il diritto internazionale. Il progetto e' altresi' perfettamente compatibile col trattato di Maastricht perche' rispetta l'autonomia anche della Banca centrale europea, proponendo il completamento ed il coordinamento sul

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principio che ogni popolo sia dichiarato proprietario della sua moneta e riconosciuto collettivamente e reciprocamente come tale.

Non puo' infine essere taciuto il particolare proprio del disegno di legge che, in applicazione del fondamentale principio democratico della sovranita' popolare, riconosce al popolo anche la sovranita' monetaria.

DISEGNO Dl LEGGE

Art. 1.

1. La moneta all'atto dell'emissione nasce di proprieta' dei cittadini italiani e va accreditata dalla Banca centrale allo Stato.

Art. 2.

1. Ad ogni cittadino e' attribuito un codice dei redditi sociali mediante il quale gli viene accreditata la quota di reddito causato dalla emissione monetaria e da altre eventuali fonti di reddito


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